Poco tempo..

Posted by on feb 11, 2008 in Categorie, Pensieri Sparsi | 0 comments

..e poca voglia di scrivere in questo periodo abbastanza “palloso”. Volevo però segnalare, evitando per una volta i social network, questo articolo letto su Repubblica.it di Giuseppe Turani, il quale fa una bella e veritiera analisi della situazione attuale della rete “internet” e dei suoi sviluppi, vedi il caso Microsoft-Yahoo. L’articolo è un pò lunghetto ma godibilissimo.

Ancora si parla della guerra Microsoft contro Google e del tentativo della società di Bill Gates di comprarsi Yahoo. Insomma della guerra intorno ai motori di ricerca. E c’è un elemento che colpisce quasi subito.

Questa vicenda non è cominciata la settimana scorsa ma da almeno un anno. E’ da un anno, cioè, che gli uomini di Bill Gates hanno avviato colloqui con quelli di Yahoo per vedere se era possibile portare il motore di ricerca dentro i confini dell’impero Microsoft. I colloqui andavano avanti con la discrezione e la riservatezza che simili affari comportano, quando di colpo è arrivata la bomba: Microsoft offre 45 miliardi di dollari per Yahoo. Che cosa ha determinato questa improvvisa accelerazione? Non lo sa nessuno. Ma ci sono molti sospetti. O, meglio, c’è un sospettato: Rupert Murdoch, il grande tycoon dei media. Negli ambienti bancari internazionali e di Internet si pensa che Murdoch (che di Internet ha fiutato da tempo le grandi possibilità commerciali e che nel 2005 ha comprato Myspace) avesse avviato anche lui colloqui riservati con Yahoo per entrare nel settore dei motori di ricerca.
Un eventuale successo di Murdoch avrebbe davvero messo Microsoft in un angolo. Oggi nei motori di ricerca (sempre più il cuore di Internet, come si vedrà), Google è il numero uno e Yahoo il numero due. Yahoo, quindi, rappresenta per Bill Gates l’unica possibilità di raggiungere in fretta una massa critica che poi gli consenta di misurarsi onorevolmente con Google.
E’ evidente, quindi, che Murdoch andava fermato subito. E questo spiega perché Microsoft ha offerto subito una cifra enorme per Yahoo (45 miliardi di dollari), aggiungendo subito dopo che l’offerta poteva anche essere ritoccata al rialzo. In sostanza, dalla Microsoft è partita un’offerta molto alta (in pratica proibitiva per chiunque) e ha fatto capire che la faccenda non era finita lì. Nessuno, in questo genere di cose, è mai stato così chiaro. Microsoft vuole Yahoo per sé, e non vuole concorrenti intorno. E per questo è disposta a pagare.
Ma perché tanto accanimento?
Per rispondere a questa domanda bisogna osservare da vicino la Rete e come dentro di essa si muove Google.
Oggi la Rete è un insieme di circa un miliardo di utenti. La cifra può fare impressione, ma non si tratta nemmeno della “Rete” più grossa: i telefoni sono tre miliardi e sono ancora in crescita (e vengono progressivamente trascinati nella Rete Internet anch’essi).
Per ora, comunque, stiamo fermi sul miliardo di utenti di Internet. I ragazzi di Google da sempre hanno in mente una strategia molto precisa: vogliono arrivare a essere il centro di una supercomunità che conti almeno mezzo miliardo di membri, metà insomma di quelli che oggi girano sulla Rete. Per riuscire in questo intento hanno speso un sacco di soldi (ma ne hanno anche guadagnati tanti). Nel senso che hanno riempito il pianeta di fibre ottiche (si sono fatti cioè una loro rete privata a banda larga), hanno piazzato giù centinaia e centinaia di server e di centri servizi in tutti gli “incroci” del mondo.
Hanno messo a punto una tecnica per le ricerche online che oggi è la migliore. E hanno via via conquistato utenti.
Ma non si sono fermati lì. Hanno sviluppato il sistema della pubblicità personalizzata.
In pratica, ognuno di noi, dalla prima volta che va su Google, viene schedato (non come nome e cognome, che non interessa), ma come utente. Google, nei suoi immenso computer (nei suoi “banchi di memoria”, direbbero gli scrittori di fantascienza di una volta), tiene nota di tutto. Della ricerca che facciano, degli argomenti che ci interessano, delle nostre abitudini (almeno di quelle rilevabili dal nostro girare in Rete). Dopo di che, ogni volta che noi usiamo Google, ci viene proposto qualcosa che ha a che fare con i nostri interessi.
Hanno notato che chiediamo notizie di Valentino Rossi o di Stoner? E allora ci mandano pubblicità relativa alle moto, e così via.
L’idea di arrivare a “schedare” mezzo miliardo di persona (in pratica l’intera popolazione, non occasionale, di Internet) può sembrare una follia. Ma non è così. Con le moderne tecnologie si può fare e non costa nemmeno molto: è tutto automatico.
Ma i ragazzi di Google non si sono fermati lì. Partiti come motore di ricerca, sono poi andati avanti. Giorno dopo giorno, offrono sempre maggiori servizi. La posta, ad esempio, con grandi caselle e con un funzionamento molto buono. E poi, ancora, hanno cominciato a fornire applicazioni. Volete scrivere una lettera? E loro vi fanno scaricare il programma di scrittura. Dovete far di conto? Ecco la tabella elettronica. E avanti così.
E qui c’è un primo punto di scontro di Microsoft. Gli esperti raccontano questa storia così. Bill Gates è diventato l’uomo più ricco del mondo vendendo i dischetti con sopra i programmi per lavorare. Ognuno di noi, li compra, li installa sul suo Pc e poi fa quello che deve fare (lettere, fatture, ecc.). Questo si chiama “Software as product”. Quelli di Google, invece, pensano che, visto che ormai c’è la Rete, tutto ciò sia inutile e quindi lanciano il “Software as service”. Il software, cioè, che si scarica dalla Rete, quando serve e nella misura in cui serve.
E sognano un mondo in cui i computer non hanno più programmi “dentro”, sui loro hard disk, perché quando ne hanno bisogno si collegano a Google e si li scaricano.
Sognano un mondo che per Bill Gates è un incubo. Un mondo dove Microsoft di fatto non esiste più.
Già questo basterebbe a spiegare perché la lotta è così dura. Ma bisogna anche aggiungere il fatto che Google, attraverso la sua pubblicità personalizzata (resa possibile dal fatto di essere un super motore di ricerca) è molto avanti in quello che viene considerato da tutti il futuro della Rete: nei prossimi decenni i soldi verranno da lì piuttosto che da altre parti.
Google, insomma, è una macchina da soldi.
Però è una macchina posseduta dai due che l’hanno inventata.
Agli altri, siano essi Bill Gates o Rupert Murdoch, non resta che costruirsene una propria. E per farlo bisogna passare attraverso Yahoo, che è il motore numero due, anche se assai meno aggressivo (e creativo) di Google.
La partita è grossa. Anche perché la Rete sta crescendo e sono in arrivo tante cose nuove. E quelli di Google non stanno mai fermi. Hanno cominciato con le foto della terra prese dal satellite. Poi con le mappe delle città in tre dimensioni, poi sono andati avanti con cose sempre più sofisticate. Hanno progettato un telefonino che dovrebbe fare mille cose, ecc.
Adesso, tanto per dirne una, stanno lanciando il “vertical search”. Fino a ieri tutti i motori di ricerca praticavano l’ “orizzontal search”. Se uno cercava una cosa, gli veniva segnalata una pagina web dove quella cosa compariva. Con il “vertical search” si va direttamente sulla cosa (filmato, fotografia, libri, ecc.). E’ già cominciata l’esplosione dei video in Rete (e Google si è comprata YouTube).
Se si guarda oggi alla Rete, insomma, si vede che la guerra è proprio lì, dove ci sono i motori di ricerca. Tutto il resto (dove ci sono stati i grandi teatri di guerra negli anni scorsi) ormai è pacificato.
C’è chi pensa, e forse non sbaglia, che in futuro tutto avverrà attraverso i motori di ricerca.
Anche se va detto che c’è anche chi pensa di tagliare le gambe a Google, trovando un altro modo per “schedare” i vari utenti ancora prima che questi raggiungano la home page di Google (ad esempio attraverso i router di rete, cioè gli snodi di Internet).
Insomma, oggi vediamo sullo schermo soprattutto un guerra finanziaria, ma dietro le quinte infuria anche una battaglia tecnologica e nei prossimi mesi potrebbero esserci altri colpi a sorpresa. In un certo senso, sta partendo una nuova stagione di Internet, e quel che si è visto fino a ieri è niente.