Buttata sul letto di ferro rabbrividì dona Flor. Quella notte il fiele si trasformò in miele, di nuovo il dolore sbocciò nel supremo piacere; mai lei fu una giumenta con tanta violenza montata dal suo stallone, una così avida cagna in calore posseduta dal maschio, schiava sottomessa della sua libidine, femmina vagante per tutti i sentieri del desiderio prati coperti di fiori e di docezza, foreste dall’ombra umida e dai sentieri proibiti, fino all’ultimo ridotto. Notte per penetrare tutte le porte più strette e chiuse, notte di resa dell’ultimo bastione del suo pudore. Oh! Deo gratias, alleluja! Quando il fiele si trasformò in miele e il dolore fu un raro, squisito, divino piacere, notte di darsi e di ricevere
Così Jorge Amado racconta della sodomia in Dona Flor e i suoi due mariti, che sto leggendo in questi giorni, e per uno che scrive anche…
il peggior peccato mortale è la tristezza, il solo che offenda la vita
…non si può far a meno di rimanere incollati ad uno dei libri più colorati e caldi che io abbia mai letto.
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