Angosce

Monumenti…

Questo per me è il monologo più inquietante, sconvolgente, terribile della storia del cinema. Girato in penombra, con un Marlon Brando ASSOLUTO, racconta dell’orrore…

Il film è quel capolavoro di Francis Ford Coppola, Apocalypse Now.

Medito…

…di tornare una persona 0.0, nel senso che avrei davvero voglia di staccare tutti i collegamenti virtuali, gli intrecci 2.0, i vari Twitter, Facebook, FriendFeed, Tumblr, questo stesso Blog.

Medito di tornare a vivere una vita vera, distaccata da questo inferno che stà diventando la rete, dove i fatti nostri sono perennemente in onda, dove ci sfoghiamo e ci piangiamo addosso nell’attesa e speranza che arrivi qualcuno col suo bel commento, o un “like” a darci ragione o a condividere le proprie esperienze.

Medito di tagliare i ponti, medito di tornare a scrivere a penna una lettera alla mia amica, medito di tornare a respirare l’emozione di pensare a qualcuno e telefonargli per sentire la sua vera voce invece che mandarli una fredda mail o scrivergli quattro cazzate su Facebook.

Medito questo oggi nella consapevolezza che questo verrà letto contemporaneamente qui, su Facebook, su FriendFeed, Google Reader avviserà che Io Medesimo ha scritto un post,  qualche altro aggregatore di Feed avviserà la stessa cosa, Google indicizzerà il post permettendo a tutti nel mondo di leggere questo facendo una ricerca apparentemente non attinente. Verrà letto da amici e sconosciuti, verrà letto e dimenticato dopo 5 minuti, farà sorridere qualcuno che magari ci si ritrova, sarà letto al massimo per le prime due righe, sarà commentato o meno, sarà non capito, sarà qualcosa che nemmeno so.

Medito questo oggi che per me è un giorno triste e ho voglia di parlare con qualcuno, ma so che nessuno potrà per oggi farmi sentire meglio, medito tutto questo dopo aver dato un gksu rm -rf/ ¹ a cinque anni di vita, medito questo nella speranza di tornare Io già domani.

Medito medito ma intanto ho scritto per l’ennesima volta una forchettata di fatti miei.

¹ qualcuno alla fine capirà

Si chiamava Simba

Oggi ho praticamente assistito alla morte di un cucciolo di Chow Chow.

La sua padrona, cliente mia da pochissimo,  è venuta disperata in negozio con il cucciolo in braccio in evidente agonia, non sapeva dove andare dato che risiede da pochissimo nella mia città, così ho chiamato il mio veterinario e come al solito quando servono veramente, qualsiasi dottore non è mai reperibile.

Allora ho chiesto alla mia socia di accompagnarla in macchina dal veterinario e prima che si avviassero l’ho toccato…sbavava e ho capito che non ce l’avrebbe fatta.

Dopo circa dieci minuti la mia socia mi chiama dicendomi che lo studio era gia chiuso e così le ho detto di andare da un altro che per quanto è ignorante almeno nei casi di emergenza come questo avrebbe potuto fare qualcosa.

Passano altri 15 minuti e chiamo io…

Erano da un altro dottore a cui io non avevo ancora pensato ma ormai era troppo tardi, Simba era già morto, molto probabilmente una gastro interite acuta che colpisce i cuccioli, e non curata…

Questo è quello che è successo.

Sono scosso, molto scosso, e per vari motivi.

Primo perché anche io ho un cane e so cosa significa dedicargli un minimo di attenzione in cambio di amore eterno, secondo perché la ragazza mi ha detto che ieri è stata da un veterinario nel suo paese il quale ha visitato il cane e  ha AFFERMATO che stava benissimo, ALLORA PERCHÈ CAZZO NON MANGIAVA DA UN MESE mi chiedo io…..lui non se lo è chiesto evidentemente.

Terzo perché ogni tanto mi ricordo di questo coglione e di quello che pensa e dice.

Quarto perché questa ragazza ha speso 1500 euro per questo cucciolo quando ci sono i cani da salvare nei canili, ma non voglio fare la morale a nessuno, è solo un mio pensiero.

Domani qui a Matera è festa e io me ne scappo al mare…

la foto è presa da qui