Oggi Beppe Grillo nel suo post quotidiano ha pubblicato cinque “voci” come le chiama lui, sull’evento trascorso solo da qualche giorno. Queste cinque voci sono solo dei commenti presi a caso in giro per la rete. Questa è quello in cui io mi ritrovo in pieno…sinceramente non avrei saputo dire di meglio…
“Pensavo di essere di destra perchè mi piace il rigore, la precisione, l’intraprendenza, l’inquadratura, la “buona” famiglia, perchè sono un imprenditore….
Credevo di non essere di sinistra perchè odio condividere con chi non si rimbocca le maniche e si dà da fare, perchè non mi piace appiattire i “talenti” individuali anziché distinguere le persone per le qualità; perchè quelli di “sinistra” hanno spesso offeso la mia voglia di lavorare a scuola, nel lavoro, nella vita…
ORA, dopo SEI ORE di coda in Piazza Castello a Torino, non sono più niente….
E INVECE SONO TUTTO!!!
Sono pieno, ripieno di speranza di voglia di “partecipare” di essere coinvolto e di coinvolgere. Faccio parte del “gruppo” di coloro che vogliono cambiare l’Anima del Mondo che è la nostra Italia.
Domenica andrò a pescare al lago. Non lo facevo da quindici anni. Voglio vivere… bene.”
Antonio
Dopo questa splendida “voce” vorrei dare un caloroso VAFFANCULO al nascente e già vomitevole Partito Democratico……
Ma dico, c’era davvero bisogno dell’ennesimo partito inutile?
Read MoreSono Materano e me ne vanto, anzi ne vado fiero….anzi, come si dice da queste parti “MI RIEMPIO LA BOCCA”. Dopo la giornata di ieri ancora di più.
Ancora di più perché siamo riusciti ad organizzare un evento di pura Democrazia. Senza stare a fare inutili giri di parole, sto parlando della raccolta firme a favore del V-Day.
É stata una vittoria, è stata una soddisfazione, una ribellione, uno sfogo, un sentirsi liberi e un pò più completi. Personalmente, anche se non ho potuto partecipare in maniera completa all’organizzazione, ieri sera in Piazza Vittorio Veneto a Matera mentre osservavo le persone fare la fila per firmare pensavo…..e se fosse sempre così?, se fossero davvero i cittadini ovvero noi, a decidere realmente le loro sorti e la smettessero di delegare qualcuno al loro posto che non li rappresenta, che non sà nemmeno cosa sia il sentirsi inermi e umiliati da personaggi inutili come i nostri politici.
È stata la vittoria dell’unico strumento di vera democrazia che noi poveri italiani abbiamo, internet, la rete che tanti danni fa ma se usata, anzi sfruttata, in maniera corretta diventa uno strumento potentissimo, ed il bello è che siamo solo all’inizio di questa nuova era.
Queste sono solo alcune mie impressioni a caldo, avrei tantissimo ancora da raccontare e da mostrare per cercare di far capire quello che è stato ieri per me e per tanta altra gente. Ma queste impressioni le voglio centellinare perché il mio desiderio è quello di fare in modo che questo evento non venga subito scordato perché io vi giuro che ieri in tutta Italia si è mosso qualcosa e i nostri imbecilli se stanno accorgendo oggi.
Read MoreCon tutte le nostre contraddizzioni, con tutta la pazzia di questo giorno per noi unico raccontato brevemente in immagini qui sotto…
Read MoreDomani è la nostra festa, l’unica in cui tutta la città si riunisce e fà pace con se stessa, l’unica in cui un Materano si sente tale e pienamente identificato nel suo luogo di appartenenza.
È l’unico giorno dove vedi tutti, ma davvero tutti, comprese le persone che non vedevi da anni. È un motivo di orgoglio per noi e nè abbiamo tutte le ragioni. È l’unico giorno dove riesco a mangiare un panino cancerogeno ed è l’unico momento in cui riesco a sopportare la confusione, le spinte, le urla, i clacson e i motorini che sembrano zanzare in piena notte. È l’unico giorno che dici a te stesso “SOLO NOI ABBIAMO LA BRUNA!!”. È un giorno magico, illuminato, chiassoso, festoso, assurdo, irreale. È il nostro giorno, la nostra tradizione, in una parola è il 2 Luglio. Ieri sera però dopo aver letto questa storia una tristezza infinita i ha accompagnato fino a tardi tanto da non riuscitre ad addormentarmi per un bel pezzo. Va bene, questa storia non è successa a Matera, non c’entra in alcun modo con la festa e fa letteralmente a pugni con il clima che si stà vivendo qui. Forse è stato questo il motivo della mia tristezza, ovvero il contrasto assurdo che si è venuto a creare nella mia mente dopo aver letto di quest’uomo che ha ucciso suo figlio. Una storia tristissima che poteva capitare a Matera come in qualsiasi altro luogo. Poteva capitare a chiunque di noi dato che una tragedia come questa non ha nè un luogo di appartenenza nè tantomeno una vita singola.
Questa è la storia..
E’ una storia piena di tristezza, disperazione e sconforto quella di Calogero Crapanzano, anziano maestro in pensione di Palermo, che ha ucciso il figlio autistico dopo averlo accudito per 24 anni.
C’è anche stanchezza, troppa stanchezza, e sfiducia, delusione e pentimento, sincero. E c’è anche un colpevole sullo sfondo: l’indifferenza delle istituzioni.
Un storia piccola, se vogliamo, ma che all’interno ha tutti i colori per dipingere un gigantesco ”fregio della vita”. Doveroso raccontarla perché in essa si riscopre una pietas di cui abbiamo bisogno.Calogero Crapanzano è un sessantenne mite, un intera vita spesa nell’insegnamento e ad accudire suo figlio, Angelo, colpito all’età di due anni da una grave forma di autismo. Una vita difficile ma portata avanti con grande dignità e completa dedizione. Ventiquattro anni nei quali Calogero e la moglie hanno pensato al proprio Angelo da soli e con una fatica che con il passare degli anni è divenuta sempre più grande.
Il ragazzo dava spesso in escandescenze e picchiava i genitori o si feriva da solo. Il padre si era rivolto più e più volte alle strutture pubbliche e alle istituzioni, ma l’unica cosa che era riuscito ad ottenere era l’assistenza di alcuni psichiatri che prescrivevano psicofarmaci, in modo da tenere Angelo sotto l’effetto di sedativi.
”Erano anni che cercavo di farlo ricoverare, ma le istituzioni mi hanno sempre lasciato solo… Sabato non ce l’ho più fatta”.
Sabato scorso, infatti, come spesso capitava, Calogero e Angelo sono andati in macchina a fare un giro nella campagna di Gibilrossa, appena fuori Palermo. ”Come ogni giorno – ha raccontato Calogero – anche sabato, lo avevo portato in auto a fare una passeggiata. Da Bonagia, il quartiere in cui abitavamo siamo arrivati a Gibilrossa. Lui ha cominciato a ripetermi all’infinito che dovevo smontare il condizionatore poi ha preso a litigare a mordersi le mani… Io ho perso la testa… l’ho strangolato con il cavo da traino che avevo nel cofano”.Calogero a quel punto ha adagiato il corpo senza vita di Angelo lungo i sedili posteriori dell’auto, e si è recato alla stazione dei carabinieri di Villagrazia a costituirsi. Crapanzano ha raccontato tutto ai carabinieri, quello che aveva fatto e il perché l’aveva fatto. Con lucidità e mitezza agli agenti ha riassunto i 24 anni vissuti con Angelo, Poi è scoppiato in un pianto inconsolabile.
”Sono pentito”, ha cominciato a ripetere l’ex maestro palermitano in preda alla disperazione. ”E’ successo tutto in un raptus di sconforto”. ”Ero solo… mi hanno lasciato da solo tutti… Lui ci picchiava e si feriva da solo… Aveva una forza incredibile. Ero costretto a dormire con lui, nel lettone, per poterlo guardare a vista, sempre, anche di notte. Ma ero solo ad assisterlo… da sempre… Dalle istituzioni sono stato abbandonato. Per anni ho cercato di far ricoverare mio figlio in un centro specializzato, ma ho solo raccolto dei rifiuti. Solo pillole davano a mio figlio…”.
Fra le lacrime Crapanzano ha quindi denunciato la sua situazione al limite, l’indifferenza delle istituzioni e ha denunciato se stesso e l’imperdonabile atto commesso.L’uomo è stato arrestato subito dopo la sua sconvolgente confessione. Il giudice ha convalidato il fermo ma ha ordinato la scarcerazione. Per Calogero Crapanzano non ci sarebbero le esigenze cautelari per prolungare la detenzione. D’altronde il procuratore aveva chiesto la custodia cautelare solo per confermare la tesi del raptus.
”Devo andare a Favara a seppellire il mio povero figlio”, avrebbe detto Calogero Crapanzano appena uscito dal carcere. ”Sento Angelo ancora accanto a me, e devo dagli una degna sepoltura nel cimitero del paese dove è nato”.
Oggi nella chiesa del quartiere Bonagia si celebreranno i funerali di Angelo, poi la sua salma verrà tumulata a Favara, paese di origine della famiglia.
Calogero si porterà nel cuore, per sempre, un dolore inenarrabile.
Buona festa della Bruna a tutti..
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