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Rimane sempre qualcosa

Posted by on mar 14, 2009 in Pensieri Sparsi | 0 comments

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Ogni volta che finisco un libro rimango con uno sorriso incollato che credo stia a significare ho capito quello che hai voluto dire e mi è piaciuto, ed è anche come un sentirsi privilegiati per aver assorbito concetti altrui, farli propri e perché no, trasformarli a piacimento e usarli per prendere spunti…

Tutto questo solo per dire che Il Violino Nero alla fine mi è piaciuto, lo trovo ancora piuttosto semplice e sicuramente non originale, ma è sicuramente godibile. Mi sento di consigliarlo ;)

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Il Violino Nero

Posted by on mar 12, 2009 in Pensieri Sparsi | 2 comments

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Avevo ancora voglia di aspettare prima di cominciare un nuovo libro, dopo Dona Flor e i suoi due Mariti pensavo che Il Violino Nero fosse un libro in “bianco e nero”, ma a pensarci il capolavoro di Jorge Amado è  tanto “colorato” da nascondere un po troppo gli altri.

Ho cominciato a leggerlo stanotte e per decenza non l’ho finito, ma solo perché s’erano fatte le 4..

C’è da dire che il racconto è breve e abbastanza semplice ma quando decolla ti incuriosisce e si comincia(almeno io) a leggerlo di un fiato.

Comunque mi sta piacendo, appassionando magari no, quella è un altra cosa,  ma aspetto per dare giudizi visto manca ancora un po.

L’autore è Maxence Fermine, un francese che non amo particolarmente e che con neve si è ritagliato un posto tutto suo, luogo da cui non riesce ad uscire secondo me.

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Da Dona Flor…

Posted by on dic 16, 2008 in Pensieri Sparsi | 1 comment

Buttata sul letto di ferro rabbrividì dona Flor. Quella notte il fiele si trasformò in miele, di nuovo il dolore sbocciò nel supremo piacere; mai lei fu una giumenta con tanta violenza montata dal suo stallone, una così avida cagna in calore posseduta dal maschio, schiava sottomessa della sua libidine, femmina vagante per tutti i sentieri del desiderio prati coperti di fiori e di docezza, foreste dall’ombra umida e dai sentieri proibiti, fino all’ultimo ridotto. Notte per penetrare tutte le porte più strette e chiuse, notte di resa dell’ultimo bastione del suo pudore. Oh! Deo gratias, alleluja! Quando il fiele si trasformò in miele e il dolore fu un raro, squisito, divino piacere, notte di darsi e di ricevere

Così Jorge Amado racconta della sodomia in Dona Flor e i suoi due mariti, che sto leggendo in questi giorni, e per uno che scrive anche…

il peggior peccato mortale è la tristezza, il solo che offenda la vita

…non si può far a meno di rimanere incollati ad uno dei  libri più colorati e caldi che io abbia mai letto.

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La solitudine dei numeri primi

Posted by on nov 18, 2008 in Pensieri Sparsi | 3 comments

Immagine di La solitudine dei numeri primiAlice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano “primi gemelli”: due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d’esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

Me ne hanno parlato bene e mi son deciso a comprarlo, tempo permettendo tra circa una settimana vi saprò dire se mi è piaciuto o meno.

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L’insostenibile leggerezza…

Posted by on lug 27, 2008 in Categorie, Pensieri Sparsi | 0 comments

almare.jpg Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone.
L’uomo vive ogni cosa per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato.
Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa?
Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto.
Se l’uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto…

Non leggevo Milan Kundera da tempo, e mi ero scordato delle bellezze che propone sotto forma di pensiero.
Incantato, come sempre, anche sotto l’ombrellone.

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