Posts Tagged "Strappa lacrime"

2 Luglio

Posted by on lug 1, 2007 in Categorie, Matera | 0 comments

Domani è la nostra festa, l’unica in cui tutta la città si riunisce e fà pace con se stessa, l’unica in cui un Materano si sente tale e pienamente identificato nel suo luogo di appartenenza.

È l’unico giorno dove vedi tutti, ma davvero tutti, comprese le persone che non vedevi da anni. È un motivo di orgoglio per noi e nè abbiamo tutte le ragioni. È  l’unico giorno dove riesco a mangiare un panino cancerogeno ed è l’unico momento in cui riesco a sopportare la confusione, le spinte, le urla, i clacson e i motorini che sembrano zanzare in piena notte. È l’unico giorno che dici a te stesso “SOLO NOI ABBIAMO LA BRUNA!!”. È un giorno magico, illuminato, chiassoso, festoso, assurdo, irreale. È il nostro giorno, la nostra tradizione, in una parola è il 2 Luglio. Ieri sera però dopo aver letto questa storia una tristezza infinita i ha accompagnato fino a tardi tanto da non riuscitre ad addormentarmi per un bel pezzo. Va bene, questa storia non è successa a Matera, non c’entra in alcun modo con la festa e fa letteralmente a pugni con il clima che si stà vivendo qui. Forse è stato questo il motivo della mia tristezza, ovvero il contrasto assurdo che si è venuto a creare nella mia mente dopo aver letto di quest’uomo che ha ucciso suo figlio. Una storia tristissima che poteva capitare a Matera come in qualsiasi altro luogo. Poteva capitare a chiunque di noi dato che una tragedia come questa non ha nè un luogo di appartenenza nè tantomeno una vita singola.
Questa è la storia..

E’ una storia piena di tristezza, disperazione e sconforto quella di Calogero Crapanzano, anziano maestro in pensione di Palermo, che ha ucciso il figlio autistico dopo averlo accudito per 24 anni.
C’è anche stanchezza, troppa stanchezza, e sfiducia, delusione e pentimento, sincero. E c’è anche un colpevole sullo sfondo: l’indifferenza delle istituzioni.
Un storia piccola, se vogliamo, ma che all’interno ha tutti i colori per dipingere un gigantesco ”fregio della vita”. Doveroso raccontarla perché in essa si riscopre una pietas di cui abbiamo bisogno.

Calogero Crapanzano è un sessantenne mite, un intera vita spesa nell’insegnamento e ad accudire suo figlio, Angelo, colpito all’età di due anni da una grave forma di autismo. Una vita difficile ma portata avanti con grande dignità e completa dedizione. Ventiquattro anni nei quali Calogero e la moglie hanno pensato al proprio Angelo da soli e con una fatica che con il passare degli anni è divenuta sempre più grande.
Il ragazzo dava spesso in escandescenze e picchiava i genitori o si feriva da solo. Il padre si era rivolto più e più volte alle strutture pubbliche e alle istituzioni, ma l’unica cosa che era riuscito ad ottenere era l’assistenza di alcuni psichiatri che prescrivevano psicofarmaci, in modo da tenere Angelo sotto l’effetto di sedativi.
”Erano anni che cercavo di farlo ricoverare, ma le istituzioni mi hanno sempre lasciato solo… Sabato non ce l’ho più fatta”.
Sabato scorso, infatti, come spesso capitava, Calogero e Angelo sono andati in macchina a fare un giro nella campagna di Gibilrossa, appena fuori Palermo. ”Come ogni giorno – ha raccontato Calogero – anche sabato, lo avevo portato in auto a fare una passeggiata. Da Bonagia, il quartiere in cui abitavamo siamo arrivati a Gibilrossa. Lui ha cominciato a ripetermi all’infinito che dovevo smontare il condizionatore poi ha preso a litigare a mordersi le mani… Io ho perso la testa… l’ho strangolato con il cavo da traino che avevo nel cofano”.

Calogero a quel punto ha adagiato il corpo senza vita di Angelo lungo i sedili posteriori dell’auto, e si è recato alla stazione dei carabinieri di Villagrazia a costituirsi. Crapanzano ha raccontato tutto ai carabinieri, quello che aveva fatto e il perché l’aveva fatto. Con lucidità e mitezza agli agenti ha riassunto i 24 anni vissuti con Angelo, Poi è scoppiato in un pianto inconsolabile.
”Sono pentito”, ha cominciato a ripetere l’ex maestro palermitano in preda alla disperazione. ”E’ successo tutto in un raptus di sconforto”. ”Ero solo… mi hanno lasciato da solo tutti… Lui ci picchiava e si feriva da solo… Aveva una forza incredibile. Ero costretto a dormire con lui, nel lettone, per poterlo guardare a vista, sempre, anche di notte. Ma ero solo ad assisterlo… da sempre… Dalle istituzioni sono stato abbandonato. Per anni ho cercato di far ricoverare mio figlio in un centro specializzato, ma ho solo raccolto dei rifiuti. Solo pillole davano a mio figlio…”.
Fra le lacrime Crapanzano ha quindi denunciato la sua situazione al limite, l’indifferenza delle istituzioni e ha denunciato se stesso e l’imperdonabile atto commesso.

L’uomo è stato arrestato subito dopo la sua sconvolgente confessione. Il giudice ha convalidato il fermo ma ha ordinato la scarcerazione. Per Calogero Crapanzano non ci sarebbero le esigenze cautelari per prolungare la detenzione. D’altronde il procuratore aveva chiesto la custodia cautelare solo per confermare la tesi del raptus.
”Devo andare a Favara a seppellire il mio povero figlio”, avrebbe detto Calogero Crapanzano appena uscito dal carcere. ”Sento Angelo ancora accanto a me, e devo dagli una degna sepoltura nel cimitero del paese dove è nato”.
Oggi nella chiesa del quartiere Bonagia si celebreranno i funerali di Angelo, poi la sua salma verrà tumulata a Favara, paese di origine della famiglia.
Calogero si porterà nel cuore, per sempre, un dolore inenarrabile.

Buona festa della Bruna a tutti..

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Cuore Sacro

Posted by on giu 8, 2006 in Categorie, Pensieri Sparsi | 0 comments

eri sera ho visto Cuore Sacro di Ozpetek , premetto che non avevo mai
visto un suo film e che anzi,chissà per quale strana ragione ho sempre
voluto non vederne considerandolo un regista sopravvalutato. Questo mi
capita anche con Almodovar…mai visto un suo film….eppure non riesco a
prenderlo in considerazione. Comunque per ritornare al film di ieri sera
devo dire che, sopratutto per la parte iniziale del film sono rimasto
davvero incantato dagli Occhi di Barbara Bobulova che poi sono gli occhi
di Irene la protagonista, ed il loro colore blu intenso. Ma la loro luce
cambia nel corso del film e passa da quella disumana del profitto e del
business a quella umana della pietà e della compassione, mentre intanto
anche la luce gelida e bianca della sua azienda e della sua piscina da
ricchi si trasforma in quella notturna del colosseo che ospita l’inferno
di chi ha bisogno.
Occhi in primo e in primissimo piano che si chiedono e ci chiedono perché
la madre vivesse reclusa nella sua stanza circondata da incomprensibili
geroglifici e come è morta e chi è Benny, la ragazzina che improvvisamente
apre scenari inmagginabili nella sua vita. Occhi che alla fine trovano
pace solo in una serena “follia” d’amore e nei battiti del suo Cuore
Sacro. Fin qui quello che ho potuto aprrezzare del film a suo modo unico e
bellissimo.
Il regista si muove con la sua macchina da presa verso la sua protagonista
e pare le dia le risposte di cui ha bisogno, ma mi ha lasciatoto da solo
con le mie domande iniziali che hanno toccato le crisi della coscienza, la
“paura” della morte, i segni dell’ultraterreno nel terreno e soprattutto
il desiderio laico di un’umanità dell’essere e della solidarietà prima che
dell’avere.
Forse il film è stato lungo e a volte lento, la musica bellissima, ma non
mi sono piaciute le esaltazione della protagonista, quasi volesse essere
una sorta di san Francesco in versione femminile, anzi un misto tra
S.Francesco e Robin Hood. Bravissima e bellissima Benny la ragazzina del
film.
Che dire di più, il film mi ha emozionato, ripeto, sopratutto all’inizio
quando c’è un bel alone tra mistero e misticismo, poi forse mi ha deluso
un pò per alcune “accentuazoni”, ma di sicuro le mie lacrime anche ieri
sono uscite

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